SI.CUR.A. LA CLONAZIONE ANIMALE E LA SICUREZZA DEGLI ALIMENTI

La pubblicazione a metà ottobre da parte della Food and Drug Administration (l'Agenzia che negli Stati Uniti si occupa dell'analisi del rischio anche legata agli alimenti) di un documento che riporta i risultati degli studi sulla valutazione del rischio ( Risk Assessment ), inerenti la sicurezza degli alimenti ottenuti da animali clonati ha creato un certo allarmismo nei media e nell'opinione pubblica americani ed europei.
Il primo ad evidenziare la notizia è stato il Washington Post
(http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/10/16/AR2006101601337_pf.html) seguito poi da numerosi siti internet e dai nostri giornali e notiziari. I titoli usati per introdurre la notizia e che abbiamo potuto leggere o sentire nelle ultime settimane di dicembre 2006 sono stati, come ormai consuetudine quando si affrontano problematiche legate alle questioni dell'ingegneria genetica, piuttosto drastici: “USA: presto in vendita carne e latte clonati" oppure “ Le autorità sanitarie degli Stati Uniti danno il via libera al consumo di animali duplicati” o ancora ”La cena è clonata” con articoli conditi di pareri di esperti di associazioni di consumatori e di produttori nostrani che nella maggior parte dei casi finiscono per limitarsi a ribadire la presupposta spregiudicatezza del mondo USA nel campo della tutela del cittadino rispetto alle tradizioni Europee ed Italiane.
Il rapporto
http://www.fda.gov/cvm/CloneRiskAssessment.htm su cui la FDA ha aperto una consultazione pubblica mediante la quale sarà possibile, da parte di enti e associazioni, inviare commenti sino al 3 aprile del 2007, confermerebbe al momento, dal punto di vista scientifico, i risultati già emersi durante gli oltre 5 anni di studi e già in parte pubblicati dalla stessa Agenzia nel 2003, e cioè l'assenza di differenze rilevabili anche per quanto riguarda i livelli di sicurezza, tra gli alimenti prodotti da animali normali e quelli da animali clonati. La FDA ha inoltre annunciato la disponibilità e la richiesta di commenti su di una proposta di gestione del rischio (Risk Management) degli animali clonati e dei loro discendenti che scaturisce dai dati ottenuti dal processo di Risk Assessment.
Ma perché allora la Food and Drug Administration ha ritenuto opportuno affrontare l'argomento?
Sicuramente per la notevole importanza riscossa da tale tematica. L 'utilità dell'uso di risorse genetiche come fattore di produzione sarà sempre più una variabile importante, se non determinante, della competizione e dell'armonizzazione economica fra i sistemi produttivi territoriali e internazionali; le applicazioni pratiche della clonazione attraggono gli interessi dell'industria biotecnologia ed i ricercatori guardano sempre con più interesse alle nuove importanti prospettive di ricerca sul genoma.
In cosa consiste la clonazione e quali sono le sue finalità?
L'applicazione della bio-ingegneria al campo della selezione animale è un'acquisizione recente, essendosi diffusa solo nel corso nel secolo scorso a seguito della progressiva diffusione, nell'allevamento zootecnico, della fecondazione artificiale e delle tecniche di embrio-transfer. La possibilità di ottenere degli embrioni vivi e vitali al di fuori del corpo materno e l'acquisizione di nuove tecniche di manipolazione genetica, ha portato già alla fine degli anni '80 in alcuni Paesi alla diffusione della clonazione da cellule embrionali. Tale tecnica consiste nell'ottenere gemelli monozigoti dalla divisione, effettuata in laboratorio, di una ovocellula fecondata in modo naturale o artificiale. L'esperimento, reso pubblico il 23.2.1997 dal gruppo di Ian Wilmut di Edimburgo, che ha dato vita a Dolly la pecora nata dalla clonazione di una cellula adulta prelevata dalla ghiandola mammaria, ha rappresentato il punto di svolta. Per la prima volta i ricercatori sono riusciti ad isolare il nucleo contenente il DNA da una cellula dell'animale donatore ed inserirlo all'interno di una cellula uovo in cui il nucleo è stato rimosso. Altri ricercatori, tra cui l'italiano Cesare Galli, hanno confermato negli anni successivi la possibilità dell'intervento: le molecole contenute nell'ovocita hanno la capacità di “riprogrammare” il nucleo della cellula introdotta in modo da farla ritornare cellula embrionale. L'embrione che si sviluppa può essere trapiantato nell'utero di una femmina ricevente della stessa specie, anche se, allo stato attuale, la sua capacità di svilupparsi a termine rimane ancora limitata rispetto al processo naturale.
Gli animali clonati ad oggi:
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Le finalità degli interventi in campo genetico tramite la clonazione animale sono molteplici: dall'acquisizione di nuove conoscenze scientifiche di base quali ad esempio "il chiarire i meccanismi che regolano i processi di sviluppo e il differenziamento normale e patologico", valutando e monitorando anche le eventuali nuove esigenze degli animali clonati, a finalità produttive e terapeutiche (trasferimento di DNA umano su animali o su microrganismi, per i trapianti, produzione di cellule staminali embrionali umane da embrioni animali), conservative (salvaguardare e riprodurre le specie di particolare interesse naturale o in estinzione) e migliorative (nuove forme di vita animale). Su questi tipi di intervento definiti “clonazione terapeutica” è in corso un aspro dibattito etico troppe volte privato della chiarezza che merita. Ciò è da attribuirsi in parte al forzato accostamento tra clonazione terapeutica e clonazione riproduttiva, voluto dai mass media in cerca di notizie sensazionalistiche ( http://www.sierr.unina.it/ ), che finiscono con il coinvolgere anche la clonazione impiegata in campo zootecnico come tecnica di riproduzione per moltiplicare con facilità linee pregiate di animali. Le valutazioni della FDA hanno infatti riguardato esclusivamente gli animali clonati senza manipolazioni del patrimonio genetico che risulta identico a quello di un soggetto ottenuto per via naturale.
Ma quali sono i rischi per il consumatore?
Dagli Stati Uniti arrivano le maggiori perplessità con l'inedita alleanza tra alcune associazioni di produttori, gli animalisti ed i consumatori che contestano la scarsità di dati disponibili e soprattutto il principio di “equivalenza” tra gli alimenti ottenuti da animali clonati e quelli da animali nati da normali incroci che aprirebbe la possibilità, per i produttori, di commercializzare latte e carne senza alcuna etichettatura informativa per i cittadini. Il rischio paventato dai produttori è quello che il dibattito intorno alle posizioni della Food and Drug Administration possa creare un allarmismo ingiustificato presso i consumatori su alimenti che, per i costi delle tecniche di clonazione da cellule somatiche ed i risultati ancora limitati, non sono di fatto commercializzabili (si quantifica in un centinaio di capi gli animali clonati presenti negli USA). L'attuale mercato per questo settore è rappresentato, anche in Italia, dove la clonazione degli animali è consentita dal 2002, dalla clonazione di riproduttori di alto livello da impiegare per fecondazione artificiale (http://www.ciz.it/index.aspx?m=53&did=128 )
In tale contesto le ricerche svolte dalla FDA forniscono indicazioni tranquillizzanti rispetto all'aspetto della sicurezza. Spetterà però ai decisori politici valutare la commerciabilità o meno e le modalità di etichettatura dei prodotti alimentari sulla base di considerazioni etiche, sociali, ambientali, ecc… Condividiamo pertanto il parere del Comitato Italiano di Bioetica (http://www.ceris.cnr.it/bioetica/Clonazione.html) che afferma la positività della ricerca nel campo della clonazione animale purché sia utilizzata e gestita correttamente per il raggiungimento di obiettivi chiari ed utili, specialmente in zootecnia. Soltanto la ricerca può chiarire se vi siano o meno effetti negativi sulla durata della vita riproduttiva e produttiva di cloni nati da cellule somatiche di soggetti dalle prestazioni note e dagli alimenti da essi derivati.
Altri siti internet di approfondimento
http://www.governo.it/biotecnologie/saperne.html
http://www.dbec.unina.it/clonazione/clon__animale.htm
http://www.regione.piemonte.it/parchi/riv_archivio/1999/86apr99/ottavo.htm
http://www.torinoscienza.it/dossier/apri?obj_id=644
A cura di:
Bartolomeo Griglio (ANMVI) e Walter Marrocco (FIMMG)