Italiani scoprono nel cervello freno 'anti-abbuffata'
Premuto con molecola ad hoc, ferma l'insalubre comportamento

10 ottobre
(ANSA) - ROMA, 10 OTT - Scienziati italiani hanno scoperto nel cervello un freno per fermare le abbuffate, un comportamento patologico comune a molte malattie, da obesità a anoressia e bulimia: si tratta di un recettore - TAAR1 - presente sui neuroni della 'corteccia prefrontale' che, quando viene premuto, comanda di non lasciarsi andare a insalubri abbuffate.

Condotto presso la Boston University da Pietro Cottone e Valentina Sabino, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology e offre una nuova potenziale via per fermare un disturbo davvero diffuso e associato a problemi di salute fisica e psicologica.

I ricercatori, spiega Cottone intervistato dall'ANSA, hanno anche dimostrato che la molecola 'RO5256390' sviluppata da una casa farmaceutica (e attualmente in sperimentazione con altre indicazioni) riesce ad attivare questo freno anti-abbuffata e a fermare le abbuffate compulsive e tutti i comportamenti associati.

Quello dell'abbuffata compulsiva è un disturbo della condotta alimentare molto frequente sia negli obesi, sia in chi soffre di anoressia e bulimia. E' caratterizzato dalla rapida ingestione di grosse quantità di cibo, fino a star male; oltre al malessere fisico, il disturbo si associa a stress psicologico, sensi di colpa, disturbi dell'umore. Per di più i cibi protagonisti del 'binge eating' sono spesso alimenti che fanno male, dolci, snack, cibo spazzatura. Finora tutti i tentativi di domare le abbuffate compulsive sono risultati elusivi.

Cottone e Sabino si sono concentrati sul recettore TAAR1 che è presente nelle aree cerebrali del self control e della decisionalità. Gli scienziati hanno visto che TAAR1 è poco attivo nel cervello degli animali affetti da binge eating.

Gli esperti hanno visto che somministrando agli animali la molecola RO5256390 il freno anti-abbuffata si riattiva e gli animali smettono immediatamente di abbuffarsi e non mostrano più i comportamenti patologici precedentemente messi in atto, ad esempio la ricerca spasmodica di cibo spazzatura e l'iperattivazione in presenza di stimoli associati al cibo.