
Per la valutazione delle disabilità, intesa come menomazione della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali, è possibile ricorrere a diversi tests, tra cui i più validati e usati sono:
• Scala ADL di Katz per le attività quotidiane (allegato 2)
• Scala IADL di Lawton per le attività strumentali della vita quotidiana(allegato 3)
• Valutazione qualitativa della mobilità – Tinetti - (allegato 4)
• Elenco per la valutazione del pericolo di caduta in casa (allegato 5)
• MMSE Mini Mental State Evaluation per il quadro cognitivo (allegato 6)
• GDS Geriatric Depression Scale (allegato 7)
• Scala di Hamilton per la depressione (allegato 8)
Sono stati ideati diversi tests per l’identificazione dell’anziano fragile, tra questi uno semplice da somministrare è lo Short Physical Performance Battery (SPPB) (allegato 9) che è la risultante di tre altri tests:
• Test dell’equilibrio con tre prove della durata massima di 10 secondi l’una
• Test del cammino per 4 metri
• Test della sedia
Ognuna delle tre prove assegna un punteggio da 0 a 4 e un risultato complessivo ≤8 è espressione di fragilità.
Per il riconoscimento del fenotipo del soggetto fragile, è utile valutare i seguenti elementi:
• Perdita di peso involontaria
• Bassa velocità del passo
• Scarsi livelli di attività fisica
• Facile affaticabilità
• Debolezza muscolare (low grip strenght)
Il soggetto “fragile” presenta da 3 a 5 di questi elementi, quello “intermedio” o “pre-fragile” da 1 a 2, quello “non fragile” 0.
Una volta identificato l’anziano fragile, è necessario intervenire, ma proprio per la multifattorialità non è stato possibile identificare un trattamento adeguato allo scopo.
A oggi l’unica certezza di efficacia si ha dall’attività fisica, da stimolare e/o implementare nell’anziano fragile.
Interventi farmacologici con nutrienti e preparati ormonali determinano un miglioramento delle condizioni generali ma non c’è evidenza che possono ridurre disabilità, ospedalizzazione e mortalità.